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Intervista

Moni Ovadia

Moni Ovadia, cantore, saltimbanco, grande interprete della cultura Yiddish. I suoi personaggi sono sospesi tra cielo e terra, tra riso e pianto, in equilibrio sul filo dell'ironia.

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Moni Ovadia

Pescara, 2005.

Moni Ovadia, cantore, saltimbanco, grande interprete della cultura Yiddish. I suoi personaggi sono sospesi tra cielo e terra, tra riso e pianto, in equilibrio sul filo dell’ironia.

Lei ha una tournée ricca di appuntamenti, l'11 ottobre sarà a Pescara per un grande concerto “Shir Del Essalem” . Che cosa significa?

Sono tre parole una ebraica, una neolatina “del” che fa ponte e l'altra araba. “Shir” in ebraico vuol dire canto “Essalem” in arabo vuol dire pace quindi “Canti per la Pace”.

È un concerto in cui io faccio anche delle riflessioni di natura etica, in generale sul cammino dei monoteismi. Presentiamo le musiche del periodo della Spagna Andalusa, di cultura ebraica, cristiana e musulmana. L'organico è fatto di italiani, con un leader serbo-croato Sasha Karlic che è anche un pò l'ideatore di questo progetto, un gruppo di musica antica che si chiama, Theatrum Instrumentorum, ci sono io, un cantante palestinese Faisal Taher, il violinista marocchino Jamal Ouassini, e un cantante e percussionista libanese.

Oltre ad essere un concerto di belle musiche, ha lo scopo di testimoniare la comune risonanza dei grandi valori dei tre monoteismi. Il nostro progetto in sè racconta che la pace è inscritta nei grandi valori dei tre monoteismi e che non ci può essere nessuna guerra di civiltà fra questi. La guerra di civiltà è nella mente perversa dei fanatici di tutte e tre le Fedi. L'Islam non ha una vocazione bellicista, è una calunnia, è una vergogna. L'Islam ha un grandissimo pensiero di Pace, di fratellanza, di riconoscimento dei diritti e dei valori dell'altro. Mai confondere l'Islam dall'islamismo politico. Quest'ultimo è l'uso distorto dell'Islam a fine di potere politico. Esiste questo in tutte le fedi, così come ci sono i fanatici cristiani pro Bush (che hanno queste visioni apocalittiche millenaristiche, lo scontro finale), così esistono nell'Islam, così esistono nell'ebraismo come ad esempio i rabbini fanatici che hanno fatto un rito cabalistico per causare la morte di Sharon. Sono fanatici il cui scopo è quello di imporre il dominio sui corpi e sulle anime perché hanno paura del confronto, perché non hanno strumenti per confrontarsi, paventano il confronto, vogliono certezze. Il fanatismo è sempre rifugio dei ricercatori di certezze, perché sono troppo deboli per confrontarsi con l'instabilità, nessuno di noi ha la ragione, noi siamo depositori di opinioni non di ragioni assolute. Noi cantiamo questo, lo diciamo in modo disarmante con i canti e le musiche. “Canto che attraversa lo spazio e il tempo e comunica al di là delle differenze”.

Assicurare la Pace. Questo è il compito di tanti soldati europei in giro oggi per il mondo. Al di là delle polemiche, tuttavia, come si fa oggi a raggiungere uno scopo come questo?

Preferirei che non fossero i soldati ad assicurare la pace. Lo scopo potrebbe essere raggiunto in due piani: uno è il piano della politica del possibile e del concreto. Su questo piano penso che la guerra non debba essere uno strumento per derimere le controversie internazionali. L'unica guerra accettabile è quella che fai per difenderti da qualcuno che sta invadendo casa tua che comunque vuole sottometterti, schiavizzare. Allora quella è una guerra di difesa, di resistenza. Ma portare una guerra a migliaia di miglia da casa propria, addirittura una guerra preventiva, inventandosi armi che non esistono, è un delirio ed è una cosa di una enorme gravità. Noi abbiamo costruito dopo millenni di guerre spaventose che continuano, un minimo di legalità internazionale. Io non sono un ingenuo, so che l'ONU è un grande carrozzone pieno di difetti. Ma dobbiamo partire da lì, magari emendando l'ONU, cambiando le regole, ma la legalità internazionale è un qualcosa anche se un piccolo brandello che merita di essere difesa ed incrementata.

Quando si parla di grandi valori etici bisogna dire che la guerra è un orrore a tutti i livelli, bisogna fare di tutto per evitarla, cercare dentro di sé la pace perché solo cercandola dentro si può portarla fuori.

Cosa significa per lei pace?

Significa riconoscere l'altro, riconoscere le ragioni, rispettarne la diversità e la cultura. La pace è la più difficile e impegnativa delle guerre. È l'unica che vale la pena di combattere.

Cosa pensa dell'esperienza israelopalestinese di pace che fa l'associazione “Windows”. Sarà mai possibile una pace tra i due popoli?

Certo che la pace è possibile! Bisogna riprendere la logica della trattativa ad oltranza e non dello scontro e della violenza. Morti chiamano morti, sangue chiama sangue, quella è una via pervertita. Bisogna riprendere la trattativa, però per trattare bisogna riconoscere all'altro piena dignità. Sharon non è un uomo, a mio parere, che possa trattare perché non riconosce piena dignità al popolo palestinese. Ha un'idea che non è quella del popolo palestinese. Ogni popolo decide lui chi è, non lo decide qualcun altro per lui. Lo schieramento palestinese ha anche delle componenti estremiste come Hamas o Jihad islamica, che pretendono di risolvere la questione israelopalestinese distruggendo Israele, è chiaro che questo non è un tavolo di trattative. Bisogna dare voce a tutti coloro che vogliono autenticamente la pace e le trattative, ce ne sono in tutti e due i campi, però bisogna dargli forza, bisogna iniziare la trattativa e premiarla, ed è quello che in questo momento i due schieramenti non stanno facendo.

Lei è un uomo di teatro e di immensa cultura, ricercatore ricco di ingegno. Grandissimo successo di critica e di pubblico nelle sue tournée. Quali progetti ha per il prossimo futuro?

Per il prossimo futuro ho un progetto su Charles Chaplin: “Il messia comico”. Questo spettacolo sarà una relazione personale, musicale, narrativa di un'immagine con Chaplin ed in particolare con questo suo curioso desiderio: “Chaplin a più riprese dichiarava di essere ebreo, poi diceva no in verità che non lo era, ma che sarebbe stato uno dei più grandi onori poterlo essere”. Allora io voglio indagare su questa strana autocirconcisione di Charles Chaplin.

Quando pensa di portarlo in scena?

Nell'autunno del 2005. Nel frattempo girerò con gli altri spettacoli fra cui il mio spettacolo “L'armata a cavallo” sulla rivoluzione bolscevica.