Intervista
Gloria Capuano
Scrittrice, ideatrice del Progetto giornalistico di trasformazione culturale. Insignita "Ambasciatrice di Pace" da parte del Centro Internazionale per la Pace tra i Popoli.
GLORIA CAPUANO
Scrittrice, ideatrice del Progetto giornalistico di trasformazione culturale. Insignita “Ambasciatrice di Pace” da parte del Centro Internazionale per la Pace tra i Popoli.
Roma, Marzo 2005
Da più di 20 anni si batte per il "Progetto di Giornalismo di Pace" senza nessun supporto Istituzionale e mediatico. Può spiegare in che cosa consiste il Progetto e che cosa si prefigge?
Si tratta di un Progetto quanto mai complesso, perché estremamente complessa è l'area in cui si muove e si dovrebbe muovere il Giornalismo e, mitica e misteriosa l'istanza umana per la Pace. Con il mio Progetto mi prefiggo la preparazione di una speciale qualità giornalistica finalizzata elettivamente alla Pace nel mondo attraverso un lavoro che grossolanamente dico di prevenzione della violenza.
Cosa intende dire quando parla di "Croce Rossa della Comunicazione" o meglio esercito disarmato armato solo di una cultura particolare, omnicomprensiva?
Ho definito il Progetto in tanti modi, in questo caso mi riferisco alla presenza ovunque se ne raffiguri l'emergenza, della Croce Rossa. Se però trasferiamo questa idea alla Comunicazione, la sua presenza deve intendersi assolutamente ininterrotta e ubiquitaria, non a traino cioè delle già avvenute sciagure. Il suo peculiare carattere, essendo quello di una funzione tesa a svuotare della passione tutti i presupposti che sfociano nei conflitti.
Penso a un vero e proprio esercito armato di una cultura peraltro solistica, fin qui inesistente, una cultura che si rapporta a parametri storici mai contemplati delle diverse realtà dell'intero pianeta. Spiego che la Storia cui culturalmente facciamo riferimento è Storia di guerre, quel che io propongo viceversa è la Storia di chi e dei dove le guerre le hanno subite o le hanno eseguite.
É possibile secondo lei costruire la Pace, con quello che avviene nel mondo?
Se decidessimo finalmente di adoperare le enormi potenzialità della Comunicazione oggi disponibili, sarebbe possibile trasmettere il tracciato del percorso di una Storia decifrata mediante un linguaggio composto da significati e simbologie che preludano esclusivamente a una Civiltà della Pace. Significati e simbologie fin qui non colti a sufficienza e/o non “inventati” che potrebbero ribaltare le troppo spesso violente risposte comportamentali cui siamo adusi.
Ciò vuol dire che si tratta di un investimento a lunghissimo termine, trattandosi di doppiare nel tempo prima la durata della “Storia delle guerre” procedendo alla sua destrutturazione, quindi di apprendere gradualmente i parametri della Cultura di Pace.
É chiaro che per una tale operazione per primi a dover mutare in desueti o non cogniti sensori di privilegiata recettività e permeabilità ai canoni di Pace dovrebbero essere i Giornalisti di Pace. Da qui l'idea di un'accademia, parallela alle accademie militari.
Sì, la Pace è possibile, ma addossandosi la modestia d'essere nulla di più che staffette generazionali ad essa finalizzate…Sarebbe difficile far diventare un leone, vegetariano, ma in un diverso criterio di utilizzazione dell'intelligenza e delle emozioni sarebbe tassativo crederci e provarci, pena la sconfitta dell'asserita superiorità umana rispetto al resto del creato. Il primo significato del termine “superiorità”- ove il concetto abbia diritto di cittadinanza, ciò di cui sarei nient'affatto sicura penso sia quello di maggiore assunzione di responsabilità.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Nessuno. Avendo superato l'ottantunesimo anno il massimo a cui posso guardare è di portare a termine scrivendo (o parlando) questa mia visione, che però tutto è meno che visionaria tenendo essa conto del massiccio negativo del realismo che quotidianamente c'impastoia e che non possiamo ignorare. Il Progetto mira quindi soltanto ad essere raccolto dalle persone come Lei, capaci di dare credito anche a chi non ha l'investitura della facile ed effimera notorietà che oggi detta legge, (troppe volte danneggiando, generalmente sciupando o sottoutilizzando il grande potere divulgativo mediatico). A persone dunque che, poi, dopo di me, tra ostiche difficoltà, potrebbero dargli un seguito.
So di rispecchiare la speranza di moltissima gente, ma il divismo giornalistico non sente il dovere di far conoscere le idee quando non sono sponsorizzate dalla violenza o da una tangibile quantificazione; così il mondo politico perché troppo impegnato nella lotta per il potere.