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Intervista

Alexian Santino Spinelli

Laureato in lingue e letterature straniere moderne e in musicologia. Musicista e docente universitario di lingua e cultura Romanì presso le Università di Trieste e Chieti.

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Alexian Santino Spinelli

Lanciano (CH), Luglio 2008

Alexian Spinelli, laureato in lingue e letterature straniere moderne e in musicologia. Musicista e docente universitario di lingua e cultura Romanì presso le Università di Trieste e Chieti.

In questo momento sembra coltivare e costruire la “sindrome dell'altro”, “sindrome del nemico”. Perché la sicurezza è diventata così importante, nonostante i reati secondo l'Istat, nelle nostre città sono in calo?

Perchè tutti i partiti politici, sia di destra che di sinistra, ne hanno fatto un cavallo di battaglia nel periodo elettorale, hanno fatto in modo che l'opinione pubblica si sentisse insicura.

Perchè il popolo Sinti e Rom fa tanta paura?

L'avversione è dovuta alla non conoscenza del mondo romanò e agli steriotipi negativi che si sovrappongono. I mass media spesso presentano in maniera distorta la realtà romanì o addirittura vengono attribuiti ai Rom colpe che non hanno senza però smentire i fatti nel momento in cui gli stessi vengono accertati, mi riferisco alle vicende della piccola Denis, della piccola Celentano, dei due fratellini scomparsi in Puglia, delle due prostitute rumene che hanno ucciso la ragazza sulla metro. Questa disinformazione che diventa “propaganda” instilla il morbo dell' avversione nell'opinione pubblica che non condanna solo il singolo colpevole ma stigmatizza un'intera popolazione. L'avversione è direttamente proporzionale alla politica repressiva.

I Rom e Sinti rappresentano la minoranza più discriminata in Italia. Questo è il risultato di politiche secolari (inclusione, espulsione, reclusione, deportazione, sterminio, assimilazione) votate alla repressione nei confronti di tutte le comunità romanès anche di quelle che vivono in Italia da oltre sei secoli. Ricordiamo che Goebles, ministro della propaganda nazista, diceva che una menzogna detta tante volte diventa verità e manipola le coscienze: mezzo milioni di Rom e Sinti massacrati dai nazi-fascisti, depredati dei loro averi e mai restituiti (case, terreni, soldi e gioielli), usati come cavie umane per esperimenti pseudo-scientifici e impiegati come schiavi nella macchina bellica.

È agghiacciante considerare i rom capo espiatorio dei problemi di ordine pubblico, ma quanto conosciamo e quanto c'è da conoscere sulla realtà rom o balcanica in genere?

Dal momento che della cultura Romanì non si conosce praticamente nulla, mi parrebbe opportuno iniziare dal principio: la popolazione romanì si distingue in 5 grandi gruppi con innumerevoli comunità: Rom,Sinti, Kalè, Manouches e Romanichels. Fra loro questi etnonimi (la maniera in cui un popolo definisce se stesso) sono sinonimi e significano “uomo”, da distinguere l'eteronimo (il modo in cui una popolazione viene definita da altri) “zingari” che ha un'accezione negativa. È la differenza che c'è tra “italiano” e “mafioso”. E' una popolazione indo-ariana che trae origine dalle regioni a Nord-Ovest dell'India: regione del Sind, Pakistan, Punjab, Rajastan. Per motivi politici ed economici iniziò un esodo a più ondate che portò queste comunità attraverso la Persia, l'Armenia, l'Impero Bizantino. In seguito alla repressione dei turchi ottomani molte comunità romanès arrivarono in Europa dai balcani e con le deportazioni attuate dagli inglesi, francesi e spagnoli arrivarono in America, in Africa e in Australia. Oggi la popolazione romanì è presente con oltre 12 milioni di persone in tutti i Continenti e in Europa con 8 milioni di individui in tutti gli Stati dell'Unione Europea con cittadinanza nei Paesi di residenza. In Italia i Rom e Sinti sono circa 130 mila di cui 80% in possesso della cittadinanza italiana perché di antico insediamento (XV secolo) e con un tenore di vita più che accettabile in quanto stanziali in case proprie. Solo il 20% sono stranieri di recente e recentissima immigrazione con un tenore di vita precario nei campi nomadi. Tutte le comunità parlano la stessa lingua, la lingua romanì, attraverso svariati dialetti. La romanì chib o romanès è una lingua neo-indiana affine all'Hindi, al Kasmiri, al Sindh, al Rajastani e deriva dal Sànscrito. Si è arrichita degli imprestiti linguistici dei popoli incontrati.

Cosa bisognerebbe fare per vincere l'intolleranza?

La prima cosa è dare informazioni corrette e fare promozione culturale. L'opinione pubblica è la prima vittima di un sistema informativo distorto e mistificatorio. L'errore del singolo viene a condannare automaticamente tutte le comunità romanès che sono differenti fra di loro. Chi si comporta male deve pagare in quanto soggetto con un nome e cognome e non per l'etnia di appartenenza. Nel momento in cui si mette in evidenza l'etnia si fa del razzismo e pagano tutti perché si alimenta diffidenza e sospetti che non aiutano nel processo d'integrazione. L'arte la cultura e la lingua romanì sono un patrimonio per l'intera umanità. Pochi sanno che noi abbiamo contribuito alla cultura europea: molti fanno camping senza sapere di imitare uno stile di vita Rom, in molti paesi europei la musica romanì è musica nazionale: in Spagna il flamenco, in Francia il jazz manouche, in Ungheria il Verbunkos e la Czardas, in Romania, nei territori della ex Jugoslavia, in Russia. Nel periodo Romantico i grandi compositori si son rivolti alla musica romani. Grande è stato l'apporto che la popolazione romaní ha dato alla musica colta occidentale: si pensi a Liszt, Brahms, Schubert, Musorgskij, Caikovskij, Dvorák, ma più tardi anche Granados, Turina, De Falla, Ravel, Debussy, Bartòk, Stravinskij, oggi Goran Bregovic. Grande valorizzazione ma non riconoscimento alla popolazione romaní dei suoi meriti. I Rom hanno avuto il merito di introdurre in Europa due strumenti: il cymbalom ad imagine e somiglianza del santur persiano e la zurna. Dal cymbalom deriva il clavicembalo e dalla zurna o zurla l'oboe e la ciaramella.

L'attuale detenzione amministrativa è in linea con gli obblighi sui diritti umani che l'Italia deve rispettare?

L'Italia ha fatto talmente tante deroghe agli obblighi sui diritti umani da rispettare che non si accorge nemmeno più di quanto in la sia andata. Il problema è che adesso vogliono addirittura creare leggi che vanno contro i più elementari diritti umani.

Lei è un artista poliedrico, impegnato da anni contro la discriminazione che colpisce il suo popolo, quali saranno gli impegni futuri per far conoscere meglio il mondo dei Rom?

È appena uscito il CD “Me pase ko murdevèle - Io ac-Canto a Dio” , composto da undici brani religiosi in cui si evidenzia la spiritualità delle diverse comunità Romanes che professano religioni diverse fra loro ma uniti dalla stessa cultura e filosofia di vita . Il CD contiene anche il videoclip del brano “Zefferino, El Pelè!”. Il pezzo è dedicato al primo Rom Beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997.L'arcivescovo di Lanciano e Ortona: Monsignor Carlo Ghidelli ha curato la presentazione del CD. Il 20 giugno comincio la tournee estiva a Bari, mi esibirò in concerto con il mio gruppo: l'Alexian group in tutta Europa e sarò presente in Abruzzo il 4 luglio a Pescara in Piazza Salotto, il 3 agosto a Orsogna, il paese dove è nato mio padre.

Per maggiori informazioni invito a visitare il sito www.alexian.it