Intervista
Aldo Maria Valli
Giornalista del Tg3 nazionale con incarichi di vaticanista e capo della redazione Esteri.
ALDO MARIA VALLI. Giornalista del Tg3 nazionale con incarichi di vaticanista e capo della redazione Esteri.
Roma, Aprile 2007
Come ha iniziato ad appassionarsi al giornalismo?
Ho voluto fare il giornalista fin da bambino, è stata una passione molto precoce. Già alle elementari costringevo i miei compagni di classe a realizzare un giornalino scolastico di cui ero naturalmente il direttore. Mi è sempre piaciuto scrivere. A diciassette anni ho incominciato a collaborare con un settimanale della mia città. Poi ho fatto il correttore di bozze in un quotidiano nazionale. Mentre frequentavo l'università bussavo alle porte di decine di giornali proponendo i miei articoli e un bel giorno l'”Avvenire” mi ha assunto come praticante. Nel 1986 sono diventato giornalista professionista. Dal 1988 sono alla Rai.
Che consiglio darebbe a chi volesse intraprendere la professione di giornalista?
Di non mollare mai. Se c'è passione vera, il risultato si ottiene. Certo, è molto difficile. Le scuole di giornalismo, che ai miei tempi non c'erano, sfornano ogni anno decine e decine di professionisti che però non riescono a trovare una collocazione. Occorre tanta tenacia e non bisogna scoraggiarsi. Consiglio soprattutto di incominciare a farsi conoscere molto presto, fin da adolescenti, con proposte di collaborazione, e di decidere subito su quale mezzo puntare: radio, tv, carta stampata o web.
Il suo ultimo libro, “La porta accanto”, è molto giornalistico nel senso che è un documento di straordinaria importanza, ma ha anche finissime qualità letterarie. Quanto è stato difficile scriverlo?
In verità l'ho scritto in dieci giorni, appena tornato dal viaggio. La rapidità è una qualità fondamentale per un giornalista, specie se si lavora in televisione. Ho avvertito con forza la necessità di raccontare persone e luoghi e ho voluto scrivere subito. Ringrazio per l'apprezzamento sulla qualità letteraria. La considero un dovere morale oltre che estetico. Sia che si scriva un saggio, un romanzo o una notizia di tre righe, è una questione di rispetto nei confronti del lettore.
L'ingresso della Turchia nell'UE è un argomento che ultimamente anima dibattiti politici e che è tornato al centro dell'attenzione in occasione della visita del Papa, ma quanto la Turchia condivide l'identità europea?
Quando si arriva in Turchia si avverte la sensazione di essere in un mondo a metà strada fra Occidente e Oriente. In questo caso Istanbul è emblematica. Giri per le strade e vedi ragazze con l'ombelico scoperto ma anche donne completamente velate. La Turchia è in realtà un paese plurale, non facilmente catalogabile con una sola immagine. La geografia stessa ci mostra che ha un ruolo di collegamento e di passaggio. Credo che questa sia la sua vocazione più vera, da valorizzare. Sarebbe un errore semplificare i problemi, o pretendere di annullare le differenze, solo per interessi economici. Storia, cultura e religione fanno della Turchia un luogo di snodo. Ma è anche necessario dire con chiarezza che questo paese non può pretendere di guardare seriamente all'Europa se non risolve alcuni problemi fondamentali come la libertà di espressione.
La Turchia: specchio delle nostre contraddizioni o delle nostre incertezze?
Secondo me un viaggio in Turchia, se fatto con occhi ben aperti e cervello ben inserito, è altamente salutare perché ci costringe a rendere ragione della nostra identità. In Turchia ci si trova sul confine, e stare sul confine è sempre stimolante anche se a volte può dare qualche capogiro. In Turchia la storia, come direbbe Churchill, ha forse macinato più storia e più religione di quanta gli uomini ne possano digerire. Da qui un certo disorientamento, ma è una prova da affrontare. Da un paese come la Turchia si vede come le differenze siano una ricchezza, non un ostacolo. Per noi cristiani la prova è particolarmente affascinante. Troviamo lì questi nostri fratelli orientali così simili e così diversi. Perché loro hanno preso una certa strada e noi un'altra? Un viaggio in Turchia è costellato di domande, che crescono di chilometro in chilometro. All'inizio si pretende di dare sempre risposte precise, poi ci si lascia prendere dal gusto dell'indagine e della scoperta. Nel mio libro ci sono tante domande che restano senza risposta, ma se il lettore avverte il desiderio di partire allora posso dire di aver raggiunto il mio scopo.