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Moods Giulia Damico presenta il suo nuovo progetto al JCT

16 aprile 2019 Si chiama Moods il nuovo progetto di Giulia Damico Giulia Damico è una brillante cantante che domani sera presenterà al Jazz Club Torino il suo nuovo progetto “Moods”: l’abbiamo intervistata per Jazzit. Di Eugenio Mirti Iniziamo da una tua breve presentazione per i lettori più distratti. Nata a Torino nel 1989, da ...

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16 aprile 2019

Si chiama Moods il nuovo progetto di Giulia Damico

Giulia Damico è una brillante cantante che domani sera presenterà al Jazz Club Torino il suo nuovo progetto “Moods”: l’abbiamo intervistata per Jazzit.

Di Eugenio Mirti

Iniziamo da una tua breve presentazione per i lettori più distratti.
Nata a Torino nel 1989, da sempre attirata dal mondo sei suoni e della voce. Da ragazzina inizio i primi studi musicali e del canto presso insegnanti privati, successivamente mi iscrivo nelle principali scuole di jazz della città per poi conseguire il diploma di laurea al conservatorio “G.Verdi” di Milano sotto la guida di Tiziana Ghiglioni, Attilio Zanchi, Giovanni Falzone, Antonio Zambrini.

Nel corso degli anni ho avuto modo di partecipale a master e seminari con Sheila Jordan, Jay Clayton, Enrico Pieranunzi, Diana Torto, Andy Sheppard e molti altri.

Raccontaci il tuo nuovo progetto, “Moods”.
Moods è il risultato di una ricerca sonora e musicale il cui principale moto di ispirazione è stato il compositore afro americano Thelonious Monk, grande ponte di unione fra tradizione e innovazione attraverso la sua particolare personalità. Da qui è nata l’intenzione di rendere omaggio alle sue composizioni e agli standards jazz che lui ha interpretato, come nell’esempio dell’album da lui dedicato al grande Duke Ellington (“Monk plays Ellignton”, NdR).

Ciò che mi ha ispirata, oltre che le sue complesse composizioni, è il suono particolare che lo caratterizza, che chiunque è in grado di riconoscere dopo averlo sentito.Quindi la mia attenzione si è spostata a cercare di creare un tipo di sonorità che unisca tradizione (composizioni) e contaminazione col presente.

Ho quindi creato una band sprovvista di strumento armonico ma composta dal basso elettrico suonato da Simone Bellavia, la batteria suonata da Manfredi Crocivera e come ospite del gruppo uno strumento a fiato, in questo caso il sassofono di Paolo Porta. Ho scritto testi e arrangiamenti creati ad hoc per questa formazione.

Come scegli i musicisti con cui collaborare?
In base al loro suono; cerco di creare formazioni con sonorità caratterizzanti, naturalmente usando gli strumenti che più preferisco. Mi immagino che tipo di pasta sonora potrebbero creare insieme le particolarità di ogni musicista. Questo in base a cosa suonano e a come lo suonano. Di solito mi piace collaborare con persone che stimo a livello umano e che siano compatibili con la mia persona, oltre che essere bravi musicisti.

 

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© Silvia Vaula

Quali sono i musicisti che ti hanno più ispirata?
Dire quali sono i musicisti che più mi hanno ispirata è molto difficile: ascolto da sempre davvero molta musica e di generi diversi. Per me è anche un buon modo per capire se sono in linea con me stessa e mi sento libera; infatti nei periodi in cui non ascolto musica il mio mood non mi piace per niente.

Detto questo i primi artisti che mi vengono in mente che ho ascoltato molto sono Thelonious Monk, Billie Holiday, Bill Evans, Sheila Jordan, Pink Floyd, Charlie Parker, Jim Morrison, The Strokes, Nils Frahm, Duke Ellington, Anita O’Day, Ruth Brown, Sonny Rollins, Mark Murphy, Jaco Pastorious, Leon Thomas, Fred Hersch, Charles Mingus e potrei non smettere più… quindi mi fermo!

A quali altri progetti stai lavorando?
Ad alcuni progetti che vedono la creazione di musica originale e testi scritti da me. Non so quanto ci vorrà a terminarli, ma credo che non manchi molto.
Il jazz spero continuerà a essere la mia strada e il mio mood. Una musica che è sempre da scoprire e da inventare, esattamente come vorrei che fosse la mia esistenza.
Conto di iniziare ad usare attivamente i suoni elettronici come effetti, sintetizzatori, etc che penso abbiano un potenziale espressivo davvero altissimo a prescindere dal genere in cui li si usa.

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© Mattia Barbieri

 

 

© Jazzit 2019

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[continua...]

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  • Fonte: JAZZIT MAGAZINE ? BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ
  • Link: Website
  • Data: Tue, 16 Apr 2019 14:59:23 +0000

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